A cena con la storia (15)

La “Campagna di Grecia” (1940-1941), relatore Guido Aviani.

di Giovanni Sguassero

 

Le esposizioni di Guido sono sempre molto coinvolgenti, ha la dote di farti vedere un film in diretta, mentre parla snocciola cifre, aneddoti, descrizioni in maniera tale per cui si ha la sensazione di essere lì sul posto mentre i fatti stanno accadendo. Le 60 persone presenti in sede venerdì 19 gennaio hanno potuto verificarlo di persona.

La “Campagna di Grecia” è un tema che il nostro Gruppo ha voluto proporre per 2 motivi: perché a fine aprile 2017 abbiamo visitato i luoghi dove si svolsero le battaglie e perché questa parte della nostra storia è poco conosciuta.

 

Tutti hanno ben presente la “Campagna d’Africa” definita anche la “Guerra nel deserto” oppure la “Campagna di Russia” con il suo tragico epilogo. Della “Campagna di Grecia” si parla poco, come se i fatti fossero meno tragici delle campagne o guerre sopraccitate. La realtà è purtroppo molto diversa, la “Campagna di Grecia” fu il preludio a ciò che poi è accaduto in Russia. Dire che l’Italia è intervenuta militarmente in Grecia non è del tutto corretto perché si è portati a pensare che le operazioni belliche si siano svolte in territorio greco, ciò è vero solo all’inizio del conflitto (28 ottobre del 1940), successivamente, quando l’esercito greco ha reagito, le battaglie più cruente e sanguinose sono avvenute in Albania, che era il luogo di partenza del nostro esercito. Anzi: I Greci, combattendo eroicamente e ad un altissimo prezzo di vite umane, hanno respinto l’Esercito Italiano su tutta la linea del fronte ed erano in procinto di occupare l’Albania che era un nostro Protettorato.

 

É proprio sulle montagne di Albania che soprattutto gli Alpini hanno dato esempio di coraggio, spirito di sacrificio, senso del dovere, onore. Luoghi meno noti alla maggior parte delle persone ma tristemente famosi perché rievocano i fantasmi di battaglie di inaudita violenza, sono la Valle del Fiume Vojussa, il Ponte di Perati, Quota Monastero, Mali Scindeli, Mali Trebescini, Monte Golico, tutte zone da noi visitate (anche se preferiamo dire che ci siamo recati in Pellegrinaggio). Alla fine delle ostilità (23 aprile 1941) le perdite italiane risulteranno essere circa 39mila fra morti e dispersi (41 mila circa i caduti greci) e tutti quei giovani sono caduti combattendo, colpiti da pallottole o schegge; gli elmetti che si trovano ancora in quei luoghi lo testimoniano. Non sono cioè morti di freddo o in prigionia come in Russia. I dispersi meritano una nota a parte in quanto a tutt’oggi si trovano ancora i resti di molti di loro; lo possiamo testimoniare per esperienza diretta.

 

Si può tranquillamente affermare che la “Campagna di Grecia” fu per gli italiani una Caporetto in quanto i soldati furono mandati a combattere con poco equipaggiamento, male organizzati e comandati ed in numero drasticamente limitato rispetto ai risultati che i Comandi volevano ottenere. Per noi italiani in quell’occasione non ci fu una riscossa; tipo “Battaglia del Piave”, che da una sconfitta ci abbia poi catapultato ad una vittoria, no, non avevamo i mezzi e la preparazione. Il nostro alleato tedesco ci ha salvato dalla sconfitta perché ha invaso la Grecia dalla Bulgaria cioè alle spalle dello schieramento greco che era rivolto contro le nostre truppe. La campagna di Grecia fu in definitiva una guerra inutile, contro un paese amico che non ci minacciava, condotta in maniera confusa con scarsità di mezzi e di uomini.

 

Questi eventi devono far parte della cultura del Ricordo. Qualcuno, tempo fa, diceva più o meno così: “Il Ricordo è il sole della Storia, continua ad illuminare quanto di bello è accaduto ma anche i fatti che non si vorrebbe fossero accaduti” e ciò serve da monito per il futuro.

 

Qui potete vedere il resoconto del nostro Pellegrinaggio sul Golico in Albania