A cena con la storia (14)

Lo scorso 24 novembre ha avuto luogo con inizio alle 19.00 presso la sede del Gruppo ANA di S. Giorgio di Nogaro l’ormai tradizionale incontro “A Cena con la Storia”, curato da Sergio Spagnolo dell’Associazione culturale e ricreativa “Carso e Trincee” e da Paolo Pollanzi dell’Associazione culturale Zenobi. 

L’incontro, seguito come sempre da un’ottima cena preparata dal Gruppo, ha avuto per tema, ormai per la quarta volta dopo “Ed ora, andiamo” di Mario Muccini, “La guerra vista da un idiota” di Giuseppe Personeni e “Uno dei tanti” di Adolfo Baiocchi, la riedizione di un altro libro di memorie di guerra, questa volta “Dall’Isonzo a Mladà Boleslaw” di Italo Maffei, che è stato come al solito proposto ai partecipanti alla serata nell'ambito di una raccolta di fondi destinati al ripristino di opere architettoniche che sottolineino la memoria della grande guerra.

 

Come si ricorderà, Sergio Spagnolo è stato l’iniziatore del rifacimento integrale della chiesetta di San Luigi, la cappella dell’ex cimitero militare Prelli a Plave/Plava (Slovenia): un’iniziativa avviata nel 2014 e conclusasi con l’inaugurazione della struttura rinnovata lo scorso 17 dicembre 2016, a 100 anni esatti dalla sua consacrazione, dopo anni di lavoro cui hanno partecipato anche gli Alpini dell’ANA.

Come già nelle edizioni passate, la presentazione “storica” del libro e degli eventi che esso descrive è stata curata da Paolo Pollanzi.

 

 

Allo scoppio della guerra il Dottore in Lettere Italo Maffei, classe 1892, viene inquadrato col grado di sottotenente nella Brigata Spezia, con la quale combatte alla testa di ponte di Plava, dove rimane per quasi un anno. Spostato poi d’urgenza con la sua Brigata ad Asiago durante l’offensiva austriaca degli Altopiani, assiste a massacri di entità non inferiore a quelli del Carso, zona in cui ritorna in tempo per partecipare alle “spallate” autunnali combattendo sulle falde occidentali dell’altipiano di Comeno. Promosso al grado di tenente, dopo una breve permanenza alla Brigata Lario è trasferito alla Brigata Ferrara, e con essa partecipa all’offensiva della Bainsizza, dove il 23 agosto 1917, ferito, viene fatto prigioniero dagli austriaci. Comincia così per lui una lunga odissea, durante la quale ha peraltro modo di conoscere - e anche apprezzare - il “nemico”.

 

Dopo svariate soste in campi di prigionia come Spratzern e Mauthausen, è trasferito a Mladà Boleslaw in Cechia dove rimarrà prigioniero fino a pochi giorni prima della fine della guerra, per venir liberato assieme ai suoi compagni dalla stessa popolazione civile del paese, ormai sotto il controllo dei gruppi patrottici Sokol.

 

Il libro è corredato, come al solito, da numerose foto eccezionali ed assolutamente inedite raccolte da Sergio Spagnolo e descriventi con straordinaria precisione spazio-temporale gli eventi raccontati nel libro, oltre che da atti e documenti personali riguardanti l’autore, con la cui proiezione Sergio ha integrato la presentazione. 

Sono state inoltre proposte le ultime foto del restauro della chiesetta di San Luigi, per aggiornare gli amici alpini sull’esito conclusivo dei lavori cui gli stessi hanno partecipato.

 

Infine è stato presentato un nuovo potenziale progetto di restauro: la Cappella Bes. Situata a 1252 m in posizione panoramica tra i monti Plece e Planica alle falde del Monte Nero.

Questa struttura di origine incerta (forse attribuibile al Btg. alpino Bicocca) è oggi intitolata al Capitano degli Alpini Celestino Bes, futuro promotore della Scuola Militare di Alpinismo di Aosta e all’epoca comandante del Btg. Val Tanaro. Già restaurata in più riprese a cura del Museo di Caporetto, necessiterebbe ora di ulteriori interventi conservativi.

 

Meno impegnativo rispetto alla chiesetta di Plava, l’intervento è tuttavia ostacolato dalla maggior distanza del sito rispetto alla viabilità carrozzabile, e quindi da maggiori problemi logistici: prima di una decisione definitiva occorrerà quindi verificare le prospettive di un aiuto concreto per il trasporto dei materiali in quota. 

Per cena abbiamo gustato un’ottima jota (piatto tipico della cucina di tutto il Friuli-Venezia Giulia, del Litorale sloveno e dell'Istria) che è stata magistralmente preparata dal nostro Lucio “Purpidan” e da buon piatto di “sbruade e muset” curato dallo chef Franco.